
Dal momento che offre montagne, spiagge, scogliere, arte e cultura, Catania è una città che si presenta estremamente completa sotto l’aspetto turistico, arrivando a soddisfare le esigenze di qualunque tipo di visitatore. La città ai piedi dell’Etna è facilmente raggiungibile da qualunque parte d’Italia e dall’aeroporto di Fiumicino è possibile trovare diversi voli Roma Catania per tutte le tasche. Il lungomare catanese non presenta solo una spiaggia per il turismo di massa, visto che proseguendo per la playa, si arriva all’Oasi del Simeto, autentico paradiso locale, dove è possibile trovare un’ambiente ancora controllato dalla natura e diverse specie di uccelli.
Tuttavia adesso questo luogo rischia di diventare un gigantesco agglomerato di alberghi dai 15 ai 40 piani, negozi, ristoranti, complessi residenziali, centri estetici, strutture nautiche, campi da golf e specchi d’acqua artificiali che inevitabilmente divoreranno il verde della preriserva naturale.
Il recente progetto dal valore di 1,8 miliardi di euro “Le Economie del turismo” prevede un intervento edilizio su circa 588,30 ettari, ai quali si aggiungono i preesistenti villaggi residenziali abusivi per circa 346,20 ettari.
Legambiente parla giustamente di speculazione edilizia mascherata da attività turistica ed ha presentato al Comune di Catania una forte opposizione che ha preso il nome di: ”Vivere la natura nell’Oasi del Simeto“.
Secondo Legambiente infatti il progetto annullerebbe la cintura di protezione alla riserva con una vera e propria colata di cemento. Il presidente di Legambiente De Pietro ha affermato che: “La zona B di preriserva della riserva naturale ha un’estensione di circa 960 ettari e si sviluppa a protezione della zona A. Il progetto in esame prevede la trasformazione di ben 588,3 ettari dell’area di preriserva, la maggior parte dei quali a ridosso con la zona di massima tutela (zona A). Considerato che gli agglomerati abusivi occupano una superficie di oltre 190 ettari, le aree urbanizzate della preriserva ammonterebbero, qualora venisse attuato il progetto, ad oltre l’80% del territorio. Inoltre, se si tiene conto che alcune aree agricole appaiono compromesse in quanto situate all’interno o nelle immediate vicinanze degli agglomerati abusivi, pressoché la totalità della zona B risulterebbe urbanizzata e verrebbe meno la funzione prioritaria dell’area di protezione”.
